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IL MIO APPROCCIO

La Malattia di Parkinson, fin dall'esordio,
richiede l'intervento dello Specialista in Scienze dell'Alimentazione
perché le tematiche legate alla nutrizione
diventano preponderanti con il passare del tempo.

Il programma nutrizionale seguirà le priorità che decideremo insieme.

Mettiamoci in contatto,
chiunque e dovunque sarà il neurologo,
sarò lieta di collaborare al benessere tuo e/o del tuo familiare.

STATO NUTRIZIONALE
Un numero crescente di studi scientifici suggerisce che lo stato nutrizionale svolge un ruolo importante nello sviluppo e nel decorso della malattia di Parkinson (MdP) perché influenza le caratteristiche motorie e non motorie e, a sua volta, è influenzato dalla durata e dalla gravità della malattia. Una corretta valutazione dello stato nutrizionale e l'intervento dello specialista dovrebbero essere incorporati nella gestione fin dall'esordio e nel follow-up dei pazienti per garantire loro una gestione completa, personalizzata ed intensiva rispetto all'approccio standard. Il monitoraggio dello stato nutrizionale è fondamentale per le persone con malattia di Parkinson perché le esigenze nutrizionali e dietetiche variano per ciascun paziente ed in base allo stadio della malattia. Uno stato nutrizionale scadente influirà sulla qualità della vita perché influenza negativamente la massa muscolare e la forza; elementi essenziali per svolgere le attività quotidiane.

ALIMENTAZIONE
Lo stato nutrizionale dipende strettamente dal tipo di alimentazione seguita.
La letteratura scientifica è ricca di studi che indagano gli effetti di differenti regimi dietetici.
La dieta occidentale, più comunemente nota come Western Diet, ricca di grassi, zuccheri, alimenti ad elevata densità energetica e povera di fibre, sembra avere effetti negativi sulla progressione della malattia e la gravità dei sintomi a causa degli effetti biochimici sul sistema nervoso e sul microbiota intestinale. La dieta chetogenica, ricca di grassi, povera di zuccheri e con un moderato apporto di proteine, benché utile alla riduzione dello stress ossidativo e della neuroinfiammazione, sembra avere effetti negativi se seguita per lungo tempo. Le diete più recenti che contemplano periodi di digiuno non hanno mostrato risultati interessanti in pazienti con la malattia di Parkinson. Migliori risultati invece, nell'80% dei pazienti, sono associati
ad un regime dietetico di riduzione proteica; più specificatamente alla ridistribuzione proteica (soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia) perché favorisce una maggior efficacia della terapia farmacologica. In questo caso sarà importante controllare il peso corporeo ed evitare di creare uno stato di malnutrizione. Il minor rischio nello sviluppo di sintomi prodromici (stipsi, eccessiva sonnolenza diurna, depressione) ed il miglioramento delle performance cognitive (memoria linguaggio attenzione concentrazione) sono associati alla Dieta Mediterranea (MedDiet); uno dei modelli alimentari più studiati e conosciuti al mondo ed associato ad un'ampia gamma di benefici per la salute. La DIETA MEDITERRANEA caratterizzata dall'elevata assunzione di frutta e verdura, frutta secca, olio extravergine d'oliva, legumi e cereali integrali; promuove il consumo di frutti di mare, carni magre e latticini a basso contenuto di grassi, intoltre è povera di grassi saturi e zuccheri aggiunti e ricca di acidi grassi polinsaturi e omega-3 e ricca di antiossidanti come vitamina E, vitamina C e polifenoli.

DEGLUTIZIONE